Avvia la propria formazione a Marsiglia, debuttando come ballerino nel 1945
all'Opera della stessa città.
Dopo qualche anno di attività, che lo porta a ballare in varie compagnie, fra
cui quella di Petit, nel 1953 assume la direzione dei Ballets de l'Etoiles, e
produce le sue prime creazioni: Symphonie pour un homme seul, e Voyage au coeur
d'un enfant, sono tra le più note.
Per un quinquennio si susseguono tante e importanti creazioni di un Bejart
attento a forme di spettacolo più poeticamente essenziali che prettamente
spettacolari. E' invece dal 1959 che tale tendenza cambia, e nasce la
spettacolare Sagra della Primavera, dove ai riferimenti ai rituali pagani russi
si sostituisce il riferimento al sesso, che tanto innova il titolo quanto
successo di pubblico ottiene.
Ne segue l'invito nel 1960 a prendere la direzione del teatro de la Monnaie,
dove Bejart facendo riconfluire i ballerini della sua precedente compagnia,
insieme a quelli de la Monnaie, fonda il Ballet du XXe Siecle, bacino unico dove
negli anni confluiscono talenti unici come Farrell, Bortoluzzi, Donn, e tanti
altri.
E' con questa compagnia che a Bruxelles Bejart dà vita ai più celebri
capolavori personali come Bolero (1961), Les noces (1962), Messa per il tempo
presente (1967), Bakhti (1968), Nijinsky clown de dieu (1971), Notre Faust
(1978), etc.
Nella stessa direzione della Baush si può dire che nel Bejart maturo si
ritrovano un uso della parola, recitata e cantata, che lasciano intendere a una
ricerca spinta proprio verso il teatro "totale", scavalcando quindi
quei "paletti" imposti dal balletto tradizionale. A tal fine Bejart
fonda il Mudra, scuola dove si insegnano oltre alla tecnica accademica e alla
danza libera, o moderna, tutte le altre tecniche dello spettacolo. Per la sua
compagnia hanno inoltre collaborato come coreografi ospiti Milloss e Neumeier.
"L'importanza di Bejart risiede quindi non nell'evoluzione della danza
d'arte in sé - ovvero nei valori anzitutto coreografici - , bensì appunto in
quelli più genericamente teatrali. Se si è dimostrato insomma alla fine dei
conti anch'egli fondamentalmente un eclettico come Cranko, non gli si può
contestare tuttavia di essere stato spesso assai più ardito e quindi
impareggiabilmente più originale del collega sudafricano. Il segreto del
successo di Bejart va quindi ricercato, oltre che nel magnifico livello
artistico dei suoi ballerini e nell'organizzazione propagandistica davvero
eccezionale dei suoi spettacoli, soprattutto nella sua straordinaria cultura e
nella sua grande capacità di comunicare cose radicate negli interrogativi che
si muovono dentro il labirinto dei nostri pensieri. Ciò lo ha indotto a farsi
cantore dell'uomo moderno con le sue contraddizioni e le sue angosce,
spingendolo a parlare all'uomo contemporaneo da uomo contemporaneo e soprattutto
di cose contemporanee. I temi ricorrenti nei suoi primi balletti importanti, ma
anche in alcuni degli ultimi come Wien, Wien, sono infatti quelli dell'uomo di
oggi, anzi direi dell'uomo di ogni tempo: la solitudine, l'amore, la morte, il
sesso, l'odio, l'angoscia di sentirsi vivere, quella desolazione di esistere
contro la quale può salvarci solo una schopenhaueriana volontà di essere.